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28 settembre 2011
DUE PESI e DUE MISURE
OVVERO
quando chi governa è per sua caratteristica, per sua propria intrinsecità, tendenziosamente populista e demagogico mentre la sudditanza va via via specificandosi in una paziente resilienza tipica di un popolo oppresso senza ragione.
«Tra la fine di novembre ed i primi giorni di dicembre dell'anno 2000, la polemica politica italiana si incentrò su di uno spot promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
"La famiglia è una cosa stupenda. E' faticosa eh! Meno male che oggi hanno fatto nuove leggi che l'aiutano. Oh: assegni di maternità, chi ha figli paga meno tasse. Anche i papà possono stare a casa, quando serve. E poi (....) ecco perchè in famiglia si sta meglio. Quasi sempre".
A queste parole pronunciate da Lino Banfi – il nonno Libero di una serie televisiva di successo – seguivano quelle pronunciate, fuori campo, da una voce femminile : "La famiglia ha più diritti, scopriamoli: per informazioni, dal 4 dicembre, numero verde 800-024996, del Ministero Affari sociali".
Qual è l'oggetto della polemica?
L'efficacia dello spot che, a parere di Silvio Berlusconi [i giornali hanno virgolettato le supposte reazioni dell'on. Silvio Berlusconi alla prima visione dello spot:"Ma questo è un vero e proprio spot elettorale... e poi è sulla famiglia:è una cosa che va dritta al cuore degli italiani, non la possiamo accettatre... Ma come, prima ci proibiscono di fare gli spot in Tv e poi li fanno loro. Noi abbiamo le mani legate, dobbiamo subire la par condicioe loro l'aggirano"], risultava sì persuasivo, ma non tanto in relazione al suo obiettivo esplicito di pubblica utilità – informare su una legge dello Stato – quanto il suo obiettivo implicito e più politico: fare propaganda a favore del governo.
Nel giro di poche ore, un esposto fu presentato all'Autorità della comunicazione e una diffida al Consiglio d'amministrazione della RAI e a Mediaset. L'accusa principale fu ben riassunta nella diffida : "la sinistra in malafede spara contro la propaganda politica in televisione vietando ai partiti l'uso della tv attraverso la par condicio, salvo poi irrompere sui teleschermi con la propaganda ricorrendo al trucco di far parlare il governo" .....
Il garante dell'Autorità della comunicazione rispose ricordando di non avere competenza alcuna sulla messa in onda di questi spot (il suo potere si limita alla comunicazione di carattere istituzionale) non perdendo però l'occasione di ricordare al governo la necessità di distinguere tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica, che rientra sotto la legge della par condicio e quindi ricade sotto la sua giurisdizione»....
E' un passo dell'introduzione al testo "La comunicazione pubblica" di Roberto Grandi, per edizioni Carocci – 2004.
Le parole dunque non sono mie....
Mie son quest'altre :
L'allora Presidente del Consiglio dei Ministri era l'on. Massimo D'Alema, il Ministro degli Affari Sociali era l'on. Livia Turco (ministero oggi accorpato in Lavoro e politiche sociali dopo aver subito alcuni trasferimenti e cambi di denominazioni come: Solidarietà sociale, e poi Lavoro, salute e politiche sociali ). Siamo agli anni 2000. Forza Italia è in fibrillazione attacca tutto, compra deputati, vende deputati ecc... fino alla campagna elettorale seguente che vedrà il manifesto del centro destra tutto imperniato sulla famiglia, sulle demagogiche asserzioni sul ruolo familiare all'interno della società che lui Berlusconi disegnerà, sui contratti telematici con gli italiani dal suo "studio privato" Porta a Porta, sul milione di posti di lavoro oggi diventato un milione di posti disoccupati. (http://it.wikipedia.org/wiki/Contratto_con_gli_italiani) C'è tutta una letteratura notevole sull'argomento. Non per niente siamo nel campo della comunicazione (tanto caro a nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Tutto ed il contrario di tutto. Poco prima, non ricordo bene con esattezza ora, mi sembra al Congresso di Alleanza Nazionale nel 1998, Silvio Berlusconi si presentò con centinaia di copie del Libro nero sul comunismo e ne fece dono all'Assembea, alzando un gran clamore di polemiche poichè nessuno aveva dato alle ristampe i libri sugli orrori del nazi-fascismo.
La tendenziosità di certe affermazioni pretestuose, la calunniosa continuità della referenzialità unica, la sola volta al miglioramento economico e sociale del paese, la spocchiosa contabilità dei difetti dell'avversario contrabbandati come proprie virtù, il danno pubblico dell'all bussiness, il danno al privato di ogni singolo cittadino itlaliano costretto a non esser più libero di scelte personali perchè messo in risalto, amplificato e reetwittato dagli atteggiamenti del governo che trascina un pò tutti nell'immoralità, giustificano questo scritto. Che se pur breve spero proprio sia stato efficacemente esautivo e chiaro. Quello che si chiede di più a questo governo non è tanto un pò di serietà personale quanto prender sul serio i problemi del paese facendoli caricare di meno sulle spalle dei cittadini. O meglio ancora un'assunzione di responsabilità dichiarando l'impossibilità a proseguire. (continua ...)
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27 settembre 2011
Il futuro di Internet
L’Iit-Cnr torna in Africa, dove è stato pioniere di Internet
L’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa partecipa in Kenya all’Internet Governance Forum 2011, il più importante incontro mondiale per le politiche di sviluppo della rete. Per raccontare come 20 anni fa ha implementato le prime connessioni in 16 Paesi del continente
L’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Iit-Cnr) sarà tra i protagonisti della quinta edizione dell’Internet Governance Forum (Igf), che si tiene in Kenya a Nairobi da oggi al 30 settembre. Il summit, dal titolo ‘Internet come catalizzatore per il cambiamento: accesso, sviluppo, libertà e innovazione’, nasce sotto l’egida delle Nazioni Unite e vede la partecipazione di un centinaio di Paesi, istituti di ricerca internazionali e operatori del mondo della rete.
“Il mandato del Forum è quello di fare il punto sugli elementi chiave della governance di internet al fine di promuoverne la sostenibilità, la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo”, spiega Stefano Trumpy, ricercatore associato dell’Iit-Cnr. “Il nostro Istituto, in particolare, condurrà, tra le iniziative programmate, anche una missione socio-educativa: quella cioè di raccontare agli studenti partecipanti al forum la storia della ‘nascita’ di internet in Africa, che ha visto proprio l’Iit del Cnr quale pioniere”.
Il Cnr pisano, con l’allora Istituto Cnuce, è stato infatti uno dei protagonisti dell’implementazione di internet nel continente già dal 1986: “Quando, grazie a un finanziamento di circa un milione di dollari del Governo italiano, pose le basi per favorire i primi collegamenti in 16 Paesi del continente”, ricorda Adriana Lazzaroni dell’Iit, uno dei protagonisti di quell’iniziativa, in procinto di tornare in Africa 20 anni dopo. “Il progetto Rinaf-Regional Informatics Network for Africa patrocinato dall’Unesco prese il via nel 1992 attraverso la fornitura di servizi telematici di base (posta elettronica, bollettini elettronici, accesso a banche dati) per la connessione di università e centri di ricerca”.
“La nostra missione consisteva nel portare attrezzature e personale tecnico tra difficoltà logistiche, problematiche burocratiche e difficoltà tecniche tali che l’invio di un fax poteva richiedere anche un’ora”, prosegue Laura Abba dell’Iit-Cnr. “Ma soprattutto nel formare il personale in loco, con dieci corsi tenuti in altrettanti Paesi, cercando di far passare l’idea che puntare su internet era la scommessa vincente. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo anche fatto partecipare decine di ricercatori e studenti universitari ai principali consessi internazionali sull’Internet society, alla Stanford University, a Kobe in Giappone e a Pisa”.
Roma, 27 settembre 2011
Internet
africa
social network
| inviato da Ploff il 27/9/2011 alle 13:15 | |
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21 settembre 2011
UNITA' D'ITALIA
giovedì 22 settembre, ore 17,30 aula 1 di via Sarfatti 25
all’incontro “I centocinquant’anni dell’Unità d’Italia visti dagli under 25”
organizzato con i Rappresentanti degli studenti
introducono:
Mario Monti, Presidente Università Bocconi
Guido Tabellini, Rettore Università Bocconi
Antonio Aloisi, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione Bocconi
Intervengono:
Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia
Paolo Peluffo, Consulente del Presidente del Consiglio dei Ministri per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia
Modera:
Franco Amatori, Ordinario di Storia economica Università Bocconi
L’incontro prende spunto dalla pubblicazione del volume “Alfabeto Italiano. Fatti e persone di una storia al presente” di Giuliano Amato e Paolo Peluffo, edito da Egea per i tipi di Università Bocconi Editore. Barbara Orlando Susanna Della Vedova
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17 settembre 2011
SHAKESPEARE e la questione democratica
La questione democratica ovvero questione di alleanze, questione forma partito, questione rapporto con la base.
".... se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine"
La questione democratica nel Pd assomiglia tanto al dilemma amletico dell'Essere o non essere. Conviene essere socialisti ed affrontare un evidente seppur leggero ridimensionamento europeo o progressisti di sinistra e tentare un'avventura tutta da decidere ma già di per sè ancorata ad un recente passato. Oppure confluire nel PPE europeo tuttavia incerto nelle sue prospettive optando per un'alleanza con la Lega, dall'antico sapore democristiano del nord ma con forti istanze antipatriottiche e federaliste radicali, oppure tentare l'avventura del centro di matrice ex democristiana ma "romano" ... Seguire i laburisti o i progressisti o gli antichi popolari .... oppure lanciarsi in un'alleanza con Italia dei Valori e far combaciare le anime giustizialiste e garantiste ricercando la quadratura del cerchio? Chi ha detto che fare il Segretario di un Partito è comodo e facile?
Magari si potrebbe inventare una formula del tipo : Pd - socialisti-progressisti-moderati di sinistra radicale. E come affrontare la questione platea, utenza, cittadini, simpatizzanti, politica del fare...
Insomma l'ironia è facile, la soluzione difficile, la critica ingiusta. E perchè. Perchè da soli abbiamo visto non si può più. Perchè il nostro Segretario Bersani si sta muovendo bene. E' guardingo ma avanzato, tasta il terreno ma si riserva di decidere. Mantiene la barra dritta e avanza tra un mare di scogli. Faraglioni come il caso Penati, con un partito da tenere insieme, con tanti leaders e molte criticità. Gli auguriamo di non scivolare come Ophelia e di non fare la fine di Amleto ma di essere Cesare in battaglia. E se poi vuol tenere Annibale del 10% per mano faccia pure. Noi lo seguiremo sempre ma si ricordi che Annibale resta sempre Annibale, mentre Di Pietro è più simile a noi occidentali e un pò più distante da Casini... Personalmente tra laburisti, progressisti, moderati ed avanzati ... preferisco gli innovatori ... mi stanno tanto simpatici che devo fà. Forza Bersani! :-) Un unico consiglio: mantieni forte il dialogo con la base.. è la tua vera forza.
pd
bersani
alleanze
questione democratica
| inviato da Ploff il 17/9/2011 alle 19:14 | |
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24 giugno 2011
QUANDO L'AVVOCATO DELLE CAUSE PERSE HA FUNZIONE SOCIALE
Caro Marco, ti ho sempre seguito in tutte le tue battaglie, da lontano naturalmente, sia per diversa locazione geografica, sia per alcune diversità di vedute.
E su quest'ultimo punto vorrei soffermarmi. La diversità di vedute non mi ha mai impedito di rendermi conto che alcune delle tue battaglie sono state, e alcune sono oggi, giustissime. Voglio ricordare quì la famosissima battaglia per il divorzio che grazie soprattutto al tuo impegno ed a quello del tuo gruppo politico, risultò battaglia vincente per tutta la società. Il riconscimento e la regolarizzazione giuridica del divorzio in Italia fu battaglia di progresso sociale. Da più parti si lamenta che in virtù dell'apertura all'opzione divorzio, sono aumentate il numero delle famiglie che si sfaldano. In realtà proprio grazie al divorzio tanti drammi interni alla famiglia hanno la possibilità di essere vissuti con più serenità. Quel divorzio oggi è nel codice civile ed ogni singolo membro della famiglia trova tutela ai propri diritti e proprie aspettative. Certo magari andrebbe ulteriormente visionato, grazie alla parcellizzazione delle problematiche che il mondo moderno presenta ma la giurisprundenza può molto in questo campo. Per questo è importante che ci sia un riconoscimento legislativo. E tu lo sapevi. Il mondo cambia, evolve e si complica. Le distanze di accorciano ed i popoli diventano multietnici. Le relazioni si "particolarizzano". Tutto questo necessità di una regolamentazione giuridica, prima ancora che religiosa o bacchettona. E' inutile nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a problematiche che più che richiedere ipocrisia o ipocrito perbenismo richiederebbero onestà intellettuale ed assunzione di responsabilità.
La dimensione religiosa è importante ma ha un limite veramente grande se la immergiamo nel soggettivismo, nel particolarismo, nel personalismo, in cui tutti oggi bene o male viviamo e siamo costretti a fare i conti. Negare diritti ed affogarli nell'astrattismo, per quanto aulico e superiore possa essere, di una legge che si dice morale e che tenta di staccarci dal contingente, dal materiale del quotidiano, negandone l'importanza non fa che peggiorare il "male" o il problema quando esso si presenta. Morale è invece cercare di scndagliare bene ogni perchè ed ogni per come per cercare di darne un assetto "villico", ossia nell'ambito del villaggio globale, che è l'unico assunto nel quale tutti dobbiamo inevitabilmente confermare la presenza.
Io sono sicura che se oggi esistesse Cristo, tu ne difenderesti le idee e ti opporresti alla crocifissione a dispetto dei tanti Pilato che se ne laverebbero le mani. Tu hai la tendenza ad assumerti le problematiche dei più deboli, di quanti non hanno voce, non hanno diritti o sono alienati dal contesto sociale o perchè troppo benestanti o perchè completamente nullatenenti, anche sul piano delle possibilità che gli stessi soggetti offrono a se stessi. Tu hai capito che tutto questo ha bisogno di un riconoscimento. Una pietas che ancora non esiste.
Ecco che allora mi ritrovo sempre a seguirti nelle tue battaglie ed anche se vivo su un piano – di impegno sociale, di adesione politica – diverso ti ascolto sempre, ti guardo con la coda dell'occhio. Ti vedo avanzare e regredire e così facendo ho l'opportunità di capire la società nella quale vivo. Io ti sarò sempre e comunque grata per queste battaglie, sempre e comunque vicina quando l'impegno è rivolto all'emersione più che al nascondimento di aspetti che altrimenti marcirebbero di nascosto corrodendo il tessuto sociale oltremodo.
Per questo Marco, ti chiedo comunque di riguardarti, di non superare nessun limite umano.
Tutti abbiamo bisogno di te.
Saluti
Una cittadina che ti segue : Bianca Clemente
politica
pannella
stato
carceri
| inviato da Ploff il 24/6/2011 alle 11:40 | |
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12 giugno 2011
ARRIVA L'ESTATE ED IL CNR - IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE - DA' I NUMERI !!
di Bianca Clemente
Ci risiamo. E’ alle porte l’estate, si annuncia con la prepotenza di chi conosce bene il peso delle aspettative che porta con sé. Aria, sole, lunghe passeggiate all’aperto. Tutto ciò comporta molta felicità ma anche un aumentato pericolo per la pelle, è necessario difendersi bene dall’aumentata esposizione alle radiazioni dei raggi solari, i cosiddetti raggi UV- ultravioletti. Il sole emette radiazioni che possono essere dannose se l’ozono – il gas che avvolge la terra - non ne assorbisse, come avviene, almeno il 90% circa. Normalmente la pelle si difende da sé aumentando la produzione di melanina che scurisce lo stato superiore della cute – l’epiderma – difendendo in questo modo il derma – lo strato inferiore della cute -dalla disidratazione, da batteri e problemi vascolari. A volte però, per stress dovuto ad un inverno particolarmente rigido, a cattive abitudini personali: troppi profumi, troppo alcol, iponutrizione, ecc… possono rendere deboli le difese dell’organismo alle mutate condizioni climatiche. Ecco, dunque che qualche mese prima occorre prepararsi al caldo ed all’esposizione alla luce più intensa. Mangiare molti pomodori, zucca e carote, ricchi di vitamina C, aiuta moltissimo l’organismo a potenziare la produzione di melanina. Bere molta acqua aiuta ad eliminare tossine e depositi di grasso sottocutanei. Mangiare più frutta di stagione aiuta ad inserire nell’organismo lo zucchero necessario ad accelerare i meccanismi metabolici importantissimi al buon funzionamento generale di tutto l’organismo. Difendersi con una buona crema con schermatura dalla medio alla alta, soprattutto per le prime esposizioni intense, è la migliore delle abitudini. La crema deve essere resistente all’acqua perché non dimentichiamoci che i raggi solari attraversano l’acqua e anche l’ombrellone. E’ buona cosa applicare la crema continuamente anche sulle parti più delicate come le orecchie – di cui spesso ci dimentichiamo – e per coloro che sono affetti da calvizie, ciò vale per gli uomini soprattutto, su tutta la zona della testa che non è coperta dai capelli. Questi pochi, semplici e naturali rimedi sono importantissimi e di base da non abbandonare mai neanche se si prendono preparati sintetici per “aiutare l’abbronzatura”, e mi raccomando controllate bene che non abbiano controindicazioni importanti per l’organismo e che sono variabili da soggetto a soggetto. Sono regole fondamentali in ogni modo ed in generale anche per salvaguardarsi anche dalle malattie tumorali che ancora oggi tanto ci spaventano e che non siamo ancora riusciti a debellare. Intanto il dermatologo del Cnr Gennaro Spera ha elaborato un algoritmo per calcolare il grado ottimale di difesa da UV della pelle, differenziato per ogni tipo di persona e di cui ne ha parlato qualche tempo fa. Tutto è numeri, lo sostiene anche un famoso serial televisivo. Si tratta di un algoritmo che Spera sta mettendo a punto in una ricerca interdisciplinare, insieme con Germana Manca, esperta di geoinformations della Manson University. La formula tiene conto, rispetto alle normali abitudini di vita, di alcuni parametri variabili quali l'indice giornaliero Uv medio del luogo di residenza, il fototipo che varia da 1 a 6 (dal meno al più sensibile alle scottature), il tempo di autoprotezione di ciascuno (da 10 minuti del fototipo 1 a 90 del fototipo 6), le variazioni rispetto alle abitudini, al lavoro, al vestiario abituale e all'utilizzo dei mezzi di protezione. "Dando dei valori prestabiliti a ciascun parametro si arriva a ottenere un ‘numero di soglia', che permette di prendere coscienza, quantificandolo, del singolo rischio da Uv", spiega Spera. "Infatti il nostro foto-invecchiamento si traduce non solo in rughe, ma soprattutto in cheratosi solari e altre forme, anticamera di piccole neoplasie cutanee, che sono il risultato dell'accumulo nel tempo". L'algoritmo ci aiuterà a capire in che modo dilapidiamo la nostra ‘dote' di protezione naturale con comportamenti sbagliati.
Ma c’è un’altra ricerca del Cnr ancora più importante che individua una proteina capace di combattere le cellule tumorali. Si chiama P53. Già individuata nel 1973 da Arnold Levine della Princeton University (USA) e da David Lane, dell'Imperial Cancer Research Fund (Regno Unito), ma solo dopo dieci anni si è scoperta la sua importante funzione di gene soppressore tumorale indicandola una delle più interessanti nell'elaborazione delle terapie anticancro. Si attiva infatti ogni volta che le nostre cellule subiscono un alterazione, fermando la divisione delle cellule e consentendo la riparazione del Dna. Se il danno è irreparabile, p53 diventa ‘super-attiva' e le cellule muoiono per apoptosi, il cosiddetto suicidio cellulare. Quando il gene corrispondente Tp53 che codifica per la proteina è alterato o mutato si sviluppa invece il tumore (tale alterazione è responsabile del 50% dei casi). Questa proteina ha infine suscitato l’interesse di un gruppo di ricercatori dell'Istituto per le applicazioni del calcolo ‘Mauro Picone' (Iac) del Cnr di Roma. Il team studia il gene utilizzando modelli matematici che consentono di simulare, mediante equazioni differenziali, le diverse catene di reazioni che si verificano ogni istante all'interno delle cellule, e di estrapolare e ricostruire quanto avviene a partire dai dati degli esperimenti biologici.
"Più in generale, questi modelli matematici consentono di capire la dinamica dei segnali che le cellule si scambiano per comunicare tra loro e il modo con cui tali segnali si muovono all'interno e all'esterno della cellula. Un lavoro complesso ma essenziale per trovare nuove terapie farmacologiche" spiega Roberto Natalini dell'Iac-Cnr.
Insomma, in attesa delle future scoperte per vivere meglio e più a lungo, la raccomandazione è di difendersi con uno stile di vita salubre ed ordinato, attento ad ogni esigenza dell’organismo, senza forzare eccessivamente le condizioni di resistenza dell’intero organismo. E mi raccomando …. pomodori e kiwi
© Fonte CNR
| inviato da Ploff il 12/6/2011 alle 19:49 | |
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14 dicembre 2010
CAMBIAMENTI CLIMATICI - QUALE FUTURO
UN TEMA ‘SCOTTANTE’: LA COMUNICAZIONE SUL CLIMA
Come orientarsi nella confusa e talvolta contraddittoria giungla mediatica
sui cambiamenti climatici? Un agile ‘manuale di sopravvivenza’ per non addetti ai lavori
ROMA, venerdì 17 dicembre, ore 15.00
Sede centrale ENEA, via Giulio Romano, 41
In occasione della presentazione del libro:
IL PIANETA CHE SCOTTA
Capire il dibattito sui cambiamenti climatici
di Luca Fiorani e Antonello Pasini
Intervengono:
Vincenzo Artale, ENEA - Responsabile Unità Tecnica Modellistica Energetica e Ambientale
Donato Falmi, Città Nuova Editrice - Direttore Editoriale
Marco Ferrazzoli, CNR - Capo Ufficio Stampa
Luca Fiorani, ENEA - Unità Tecnica Sviluppo di Applicazioni delle Radiazioni
Antonello Pasini, CNR - Istituto sull’Inquinamento Atmosferico
La scheda
Chi: Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (IIA-CNR)
Che cosa: presentazione del libro ‘Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici’- ROMA
Per informazioni: Antonello Pasini, CNR - Istituto sull’Inquinamento Atmosferico, tel. 06/90672274, cell. 339/5836177, e-mail pasini@iia.cnr.it; Ufficio stampa Città Nuova, tel. 06/3216.212, e-mail ufficiostampa@cittanuova.it; Ufficio stampa ENEA, tel. 06/36272806 – 36272945, e-mail: uffstampa@enea.it
PERCHE'
I giornali, la TV e il web danno un’immagine dell’attuale dibattito sui cambiamenti climatici talvolta più simile a uno scontro tra tifoserie calcistiche che a un serio dibattito su un tema che trova fondamento su una base scientifica.
Come è possibile riscontrare opinioni così diametralmente opposte? Alcune risposte sulle nostre effettive conoscenze sul clima e sulla loro “trasposizione” mediatica si possono ora trovare nel libro “Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici”, scritto a quattro mani da Luca Fiorani (ENEA, Unità Tecnica Sviluppo di Applicazioni delle Radiazioni) e da Antonello Pasini (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, IIA-CNR).
Il libro introduce il lettore che non è familiare con questo tema alla comprensione del sistema climatico e del modo in cui la ricerca scientifica ne osserva il comportamento e ne coglie la dinamica. “Nel far ciò – afferma Fiorani – abbiamo posto una particolare attenzione al tema del metodo scientifico, al ruolo dell’incertezza nella scienza, al fatto che i risultati scientifici vadano contestualizzati e non assolutizzati. Ne risulta un quadro della scienza come attività in progress, in cui non c’è posto per contrapposizioni manichee come quelle che a volte si riscontrano nel dibattito mediatico”.
La dinamica scientifica e il dibattito in corso all’interno di questa disciplina, una volta illustrati, vengono messi dagli autori a confronto con il mondo della comunicazione. “Ci siamo posti – sottolinea Pasini – alcune domande. Ad esempio: cosa ci insegna il metodo scientifico? Come riconoscere sui media un risultato scientifico da uno che scientifico non è? Come smascherare gli ‘esperti’ che tali non sono? Siamo capaci di mettere in discussione la nostra visione del mondo (ideologica, politica, religiosa) alla luce di ciò che ci mostra la scienza?”.
Il saggio cerca di dare una risposta a queste domande, mettendo in luce alcune dinamiche nascoste che spesso portano a un travisamento dei risultati scientifici. “La scienza ci indica la strada dell’umiltà e del senso critico nell’analizzare la realtà, anche quella mediata dai mezzi di comunicazione”, conclude Pasini. Scopo ultimo, dunque, è quello di permettere al lettore di formarsi una propria opinione, senza farsi confondere dai facili proclami.
Capo Ufficio Stampa
Marco Ferrazzoli
tel. 06.4993.3383 - 333.2796719
marco.ferrazzoli@cnr.it
www.stampa.cnr.it
| inviato da Ploff il 14/12/2010 alle 12:53 | |
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9 settembre 2010
INTERVISTA ALL’ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI NAPOLI : NICOLA ODDATI
- di Bianca Clemente
“FINI NON PUO’ ESSERE L’EREDE DI BERLUSCONI FAREBBE BENE A FARE UNA SCELTA DI CAMPO SE VUOLE ESSERE COERENTE”
L’alleanza del Pd con il partito di Fini o di Casini o anche di Rutelli non è una cosa impossibile ..anzi auspicabile…
Onorevole Oddati … (è un augurio!)….
- Grazie
Parliamo prima un po’ di politica nazionale … prima di addentraci nel particulare … anche per rompere un po’ il ghiaccio … per la politica nazionale lo scenario non è roseo….
-“Sì, non è roseo è un modo eufemistico per descrivere la situazione italiana, siamo in una situazione di grave crisi economica che in questo momento colpisce il nostro paese in modo evidente. Fino a qualche tempo fa avvertivamo la crisi ma in maniera più lieve, diciamo, ora interi settori dell’economia e della produzione sono in gravissima difficoltà. L’Italia è un paese che perde migliaia e migliaia di posti di lavoro, che avverte la crisi nei settori più importanti dell’industria e la crisi si avverte anche nella pubblica amministrazione. Nonostante questo il governo nazionale sembra solo impegnato nelle manovre di palazzo, nella salvaguardia degli interessi del Presidente del Consiglio e degli altri Ministri, non c’è una notizia che noi possiamo leggere quotidianamente sulla stampa, o ascoltare ai telegiornali, che riguardi provvedimenti che vengano presi dal Governo per fronteggiare la crisi economica e per migliorare condizioni di vita dei cittadini. Mentre avviene questo avviene anche una destrutturazione del sistema politico democratico, in questo momento il nostro paese è un paese che non ha né capo né coda, quindi la situazione è molto grave, in questa situazione grave l’unico dibattito sembra essere il dibattito interno alla maggioranza, nel rapporto tra Fini, Berlusconi e Bossi per capire se si va a votare oppure no e anche lo stesso tema elettorale è semplicemente legato al fatto che votando adesso probabilmente Berlusconi avrebbe ancora una maggioranza che gli permetterebbe di salvare le sue aziende, le sue imprese e diciamo fondamentalmente se stesso, per un tempo più lungo e invece aspettando potrebbe incorrere in qualche problema. Ecco io credo che questa sia la situazione dell’Italia, in questo quadro c’è bisogno di una proposta più efficace e più forte da parte del centrosinistra e del partito democratico. Anche qui vedo un dibattito troppo confuso”
Ecco proprio a proposito di questo – per quanto riguarda l’opposizione ci arriviamo dopo - Fini in definitiva si sta assumendo tutto l’onere e l’onore, ma più l’onere, …di abbattere il “Consorzio Lega-Berlusconi e quindi tutto il sistema di governo ad esso collegato … è una manovra che può servire?
- “Fini pone dei problemi reali, mi pare che abbia posto – anche con il discorso di Mirabello – tre grandi problemi. Il primo è quello appunto di una debole azione di governo in un momento così difficile, il secondo problema che pone è quello della fragilità della nostra democrazia, il terzo problema è quello di una commistione troppo forte tra interessi personali e interessi politici, in pratica la questione della riforma della giustizia, che è fondamentalmente un modo per affrontare in questo momento i problemi giudiziari di una sola persona cioè di Silvio Berlusconi. Quindi Fini questi problemi li pone ed è il motivo per cui c’è una rottura con Berlusconi ed è il motivo per cui si spacca il Pdl, il motivo per cui Fini fonda un suo partito. La conseguenza più logica sarebbe quella di passare da un’altra parte, di cambiare schieramento politico. Questo non è ancora avvenuto. Nelle dichiarazioni di Fini c’è invece la disponibilità ad un patto di fine consiliatura con Berlusconi. Ecco, forse sarebbe più forte la proposta di Fini se fosse coerente fino in fondo e se non avesse paura anche lui, poi, di andare al voto. Fondamentalmente così come Berlusconi e Bossi vogliono andare al voto perché sono convinti di vincere, Fini non ci vuole andare perché è convinto di perdere, però in politica, come dire, le azioni devono seguire le idee, ci deve essere un collegamento tra quello che dice la mente e quello che poi si fa. Il collegamento inevitabile secondo le ragioni di Fini sarebbe di cambiare schieramento e andare poi al voto”
Però la Lega teme di perdere potere non solo se si rompe l’alleanza con Berlusconi ma anche andando al voto, potrebbe non essere più così presente nel governo. Fini invece tenta di proporsi come punto di riferimento di una destra moderata, ossia colui che può guidare le forze di destra più e meglio dello stesso Berlusconi. Secondo lei Fini è l’erede di Berlusconi?
- “A me pare molto velleitario l’idea di soppiantare Berlusconi è più fattibile l’idea di creare uno schieramento antagonista, alternativo a Berlusconi. E’ più realistica l’idea da parte di Fini di costruire un’alleanza più stabile con Casini, per esempio, o con l’Api di Rutelli e questo raggruppamento di centro potrebbe a sua volta allearsi con il centro sinistra. A me sembra che su alcuni temi, come quelli posti da Fini in qualche modo debba maturare una scelta di campo, ripeto, se sono così forti e radicati i motivi di contrasto con Berlusconi vuol dire che c’è un cambio di campo politico. A me pare impossibile che Fini possa conquistare il popolo di destra se il popolo che vota per Berlusconi ed in parte per la Lega ha le sue ragioni, in qualche modo ci deve essere un collegamento. Il popolo che vota per la Lega non ha nessun collegamento con Fini ecco perché insisto dovrebbe essere coerente e andare alla rottura definitiva”
Infatti dalla festa del Pd di Torino è emersa una linea possibilista – e arriviamo all’argomento “opposizione” - C’è stata la rivolta dei “Beppe”. Pisanu e Fioroni entrambi hanno sostenuto nettamente la linea del bipolarismo ma con l’apertura ad alleanze diverse. In particolare Pisanu ha sostenuto la non necessità di riunire un partito unitario dei cattolici e fondare un terzo polo di centro. “Piuttosto – ha detto il Presidente della Commissione antimafia – serve un impegno a correggere lo schema esistente senza toccarne l’impianto”. Che è come dire : alleanze sì ma non toccate il bipolarismo. Lei è d’accordo?
- “In genere non sono innamorato delle formule. Anch’io penso che il bipolarismo sia la scelta più giusta, anch’io penso che ci siano due campi possibili, non tre, in questi due campi ci si può stare in tanti modi. Fino ad ora, di fatto, nel campo della destra, all’interno del Pdl, c’erano diverse anime, poi queste anime si sono alleate con la Lega ma è anche da dire che queste diverse anime erano anime molto differenti tra loro. L’ex Alleanza Nazionale ha sempre avuto un rapporto molto conflittuale con la Lega, mentre l’ex Forza Italia ha sempre avuto un rapporto molto positivo con la Lega. Quindi c’erano delle differenze. E questo anche nel campo del centro sinistra. E comunque io non credo che ci sia un problema di un partito che unisce i cattolici.
Ma sembra esistere un problema “cattolici”
-“Ma il problema cattolici è uno dei problemi più antichi di questo paese. Tuttavia i cattolici, ormai, sono dappertutto, ci sono cattolici o cristiani all’interno dei partiti di destra o all’interno dei partiti di sinistra e di centro. Il tema è vecchio, appartiene al secolo scorso il problema dell’unità dei cattolici. Nichi Vendola è un cattolico eppure milita a sinistra. Berlusconi si dice cattolico ma non mi sembra propriamente ispirato nelle azioni ai principi del cattolicesimo. Ripeto è un tema vecchio, antico. Esiste un altro tema, quello della presenza di forze moderate che possono allearsi con un nuovo centro sinistra e possono quindi comporre un nuovo campo politico alternativo alla destra, alla Lega ed a Berlusconi. Io vedo bene anche la creazione di un partito di centro più forte con Casini Fini e Rutelli che si allea stabilmente con la sinistra. Quindi non è il sistema bipolare che si mette in discussione ma nel bipolarismo ci possono essere anche componenti naturalmente differenti”.
Comunque secondo lei ci saranno queste elezioni anticipate ?
- Penso di sì, penso che si arriverà alle elezioni a maggio, non credo che ci siano più i tempi per votare in autunno o in inverno, né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista politico, però penso che probabilmente potrebbe essere maggio, in linea con le elezioni amministrative, oppure potrebbe essere l’autunno prossimo”
Assessore perché ogni volta che il Pdl è in difficoltà chiede aiuto a “papà Napolitano”, ogni volta chiede di salire al Quirinale per avere ragione di qualcosa
-Il Presidente della Repubblica ha una grande funzione nella nostra Costituzione, è il garante della Costituzione, delle regole della democrazia parlamentare, e quindi è chiaro che chi governa, e svolge una delle tre funzioni fondamentali di una democrazia, chi ha diciamo il potere esecutivo debba rivolgersi al Presidente della Repubblica per il suo ruolo di garanzia. Ora effettivamente c’è un po’, come dire, una forzatura. La forzatura è nel fatto che si ricorre al Presidente della Repubblica nella speranza che possa risolvere anche problemi che non competono alla sua funzione ed alla sua figura di garante super partes. In particolare non può essere il Presidente della Repubblica a stabilire se il Presidente della Camera debba dimettersi oppure no. Una volta eletto il Presidente della Camera svolge la sua funzione che è una funzione di garanzia dello svolgimento dei lavori parlamentari e questo denota una scarsa pratica della Costituzione e delle regole che si vede in tanti campi della vita politica e civile”
Il Presidente Berlusconi ha fatto trapelare la notizia che sta pensando di rivolgersi di rivolgersi direttamente agli italiani per spiegare la sua verità …. Magari andando da Vespa…..
- “In questi anni è avvenuto già ampiamente. E’ avvenuto che i media si sostituissero persino alle sedi parlamentari, di volta in volta si sostituivano sedi cinematografiche o studi televisivi con il conduttore disponibile di turno per spiegare le ragioni agli italiani. Nessuno di noi può dimenticare il famoso contratto con gli italiani fato in diretta tv, a porta a porta, con tanto di carta, penna e di sigla finale cosa veramente ridicola che non sarebbe possibile in nessun’altra parte del mondo. Intanto diciamo che questo sta cambiando le radici ed il funzionamento del nostro sistema democratico, politico-democratico. Se Berlusconi andasse da Vespa a spiegare le sue ragioni, dovrebbe fare in modo che anche Fini, anche Casini, anche Bersani, anche Vendola, potessero avere lo stesso tempo a disposizione per spiegare le loro ragioni, con la stessa disponibilità di tempi e di mezzi che lui ha a disposizione”
E ora veniamo a noi. Bersani, Bindi e molti altri leader del Pd sostengono che voto o non voto le primarie ci saranno. Quando?
-“A me pare che si siano già fissate le primarie a Milano per il 14 novembre. Se, come pare, il partito vuole fare, come è giusto del resto, le primarie contemporanemaente in tutta Italia, il 14 novembre sarà la data anche per Napoli. Io credo che le primarie siano uno strumento di grande democrazia per il nostro partito, la nostra identità”
E’ una stoccatina al Segretario Provinciale Nicola Tremante? Si è convinto il Segretario Provinciale?
-“Io ho rispetto di tutti, e quindi anche di Tremante, però penso che lui sbagli… due volte quando mette in discussione le primarie. Primo sbaglia per le cose che ho già dette, cioè che le primarie sono un tratto identitario e costitutivo del Pd e non fa bene al Pd presentarsi ancora come una “cosa” vecchia che è in cerca di accordicchi, di mediazioni, inciuci e via dicendo. Ed in secondo luogo sbaglia perché depotenzia il valore del lavoro che può fare chi si candida alle primarie anche per portare consenso al centro sinistra, alla coalizione e quindi per aspirare alla vittoria finale. Cioè quando ci sono già persone disponibili a fare questo lavoro e lo stanno facendo, adombrare terze candidature, oppure il mancato svolgimento delle primarie, delegittima questo lavoro e la carica attrattiva che si sta creando. Quindi sbaglia due volte”
Si candiderà vero?
-“Sì io sono candidato, sto facendo, come è giusto tante iniziative, incontrando i cittadini, rispetterò ovviamente le norme dello statuto che prevedono alcuni meccanismi per formalizzare le candidature e quindi io penso di essere uno dei due candidati del partito democratico e in ogni caso a mio sostegno chiamo anche le forze della città e quindi anche questo è uno spazio importante che siano i cittadini a scegliere e selezionare i loro candidati ma comunque credo proprio di essere in campo per questa battaglia”
A proposito delle polemiche sorte tra lei e l’altro candidato a Sindaco per il centro sinistra, Umberto Ranieri, lette sui giornali questa estate … è tutto risolto? I vostri rapporti sono migliorati?
-“Io non ho fatto nessuna polemica con Umberto Ranieri, io e Umberto Ranieri abbiamo un obiettivo comune che è quello di fare le primarie e quindi intanto dobbiamo lavorare tutti e due affinché le primarie si facciano, poi abbiamo un secondo obiettivo comune che è quello di vincere la sfida finale, cioè di vincere il centrodestra e quindi dobbiamo anche in questa competizione tra di noi mantenere uno stile di comportamento, un rispetto reciproco ed una capacità di dialogo forte perché non è una guerra è una competizione per selezionare il miglior candidato, il miglior candidato dal punto di vista elettorale perché poi siamo due ottime persone, credo, e quindi non è che vincere o perdere cambia la qualità delle nostre persone. Cambia la qualità della forza elettorale o la qualità della forza elettorale di cui disponiamo. E però per fare questo bisogna mantenere uno stile perché vuol dire che chi dei due vince e va avanti debba avere il pieno appoggio e sostegno da parte dell’altro e dell’elettorato che l’altro ha portato, convinto e fatto votare. Se mancasse questo elemento di rispetto sarebbe più difficile chiedere poi al proprio elettorato di sostenere un candidato che ti ha insultato durante tutta la competizione. Io non ho alcuna intenzione di “insultare” Umberto Ranieri, non vedo perché dovrei, lo stimo perché lo apprezzo da un punto di vista politico però penso di essere un Sindaco migliore. Competo per questo!”
Lei è ancora Presidente del Forum delle Culture, manterrà questa carica anche dopo l’ingresso della Regione e del Ministero ?
-“Sì manterrò questo impegno, credo anche che sia giusto e legittimo dal momento che sono molti anni che lavoro per ottenere questo evento nell’interesse in questa città”
Allora le rivolgerò una domanda che le è cara, credo. Che importanza riveste il Forum delle culture 2013 per Napoli, per il suo sviluppo
-“In qualche modo questo tema è legato anche alla motivazione forte della mia candidatura a Sindaco. Io penso che se ci si candida a governare una città si debba avere un’idea di cosa deve essere e può essere questa città. Se c’è chi ha un’idea, un progetto, un percorso che riguarda ovviamente l’immediato, quello che avviene giorno per giorno, ma che riguarda una prospettiva che una città deve darsi. Le città come la nostra, aree metropolitane piuttosto grandi che nel corso di questi anni hanno attraversato problemi enormi dal punto di vista economico, produttivo, occupazionale e di sviluppo, se non hanno degli obiettivi chiari e delle mete da raggiungere sono città condannate al declino. Cioè ad uscire dalla competizione nazionale ed internazionale, non essere più città di destino, città cioè dove si va e dove si vuole andare, dove si vuole costruire, dove si vuole investire e vivere. E questo è un tema molto forte per Napoli. Io penso che nei tanti dibattiti che ci sono si parla spesso della città immobile, della città che non fa nulla, quasi con , come posso dire, con un cinico distacco, si osserva l’immobilismo di Napoli. Ora non è del tutto vero che sia una città immobile perché nel corso di questi vent’anni sono cambiate tante cose in questa città. Però c’è un punto decisivo. Cioè oltre alle cose che cambiano bisogna avere una prospettiva del futuro. Ecco io penso che il Forum delle culture sia esattamente l’avvio di questa prospettiva, cioè non penso che il Forum delle culture sia la panacea generale ciò che risolve tutto. Sarebbe una sciocchezza dire questo, però avere un grande evento internazionale, un grande evento di richiamo, dedicato alle culture del mondo, che rende la città di Napoli protagonista del dibattito culturale nel mondo, è u n evento importantissimo e penso che legare a questo evento un processo di rigenerazione urbana, per la costruzione di una città di qualità, sia la meta più importante che noi possiamo avere. La mia idea è quella che nel 2013 quando noi apriremo il Forum delle culture dovremo aver completato gran parte della metropolitana di questa città, dovremo aver riqualificato il centro storico rendendolo più attrattivo, più bello, più moderno, e naturalmente anche più efficiente nella sua vita, dovremmo aver completato la trasformazione significativa di Bagnoli per dare un polmone al turismo di massa, popolare, ecosostenibile, che alla nostra città manca… ecco io vorrei che si riflettesse su questo. I nostri grandi opinionisti spesso parlano con parole difficili ma a Napoli quello che manca è un posto dove portare i bambini a spasso, dove le famiglie possono andare, dove le mamme con un passeggino possono fare una bella camminata una mattina, senza annaspare nello smog, nel traffico e senza trovare un’auto che si parcheggia davanti agli scivoli per i disabili e appunto per i carrozzini. A noi questo spazio manca e Bagnoli deve e può essere questo spazio, uno spazio di divertimento, di tempo libero, di attrazione ed il Forum delle culture può essere il volano di tutta questa trasformazione. Una trasformazione che non si ferma con il Forum ma che parte con il Forum, che soprattutto poi deve puntare al dopo, ed io penso che il dopo di questa città non possa che essere l’unica risorsa che non mancherà mai, che non sarà scarsa. La risorsa meno scarsa di questa città sono le sue straordinarie forze attrattive dal punto di vista culturale, in termini di bellezza paesaggistica, in termini enogastronomici, di economia, in termini di monumenti, in termini di storia, in termini di energia e l’altra dote sono i giovani, cioè le risorse umane, giovani, di cui disponiamo e devono essere il futuro di questa città. Quindi per questo io penso che il Forum delle culture sia strategico per la nostra città. E’ un grande obiettivo verso cui tendere e verso cui dispiegare tutti gli altri progetti di riqualificazione urbana e di sviluppo”
Bene allora parliamo del territorio : Napoli e la Regione tutta sono ancora a rischio rifiuti e questo è un grosso neo per la nostra regione. Gli operatori del settori si sono messi in sciopero e finanche hanno chiesto aiuto alla camorra. Quanto è colpa del Comune questo stato di cose.
-“Non è una buona immagine per Napoli, per tutti i Comuni della Campania, per tutte le Provincie, per il Governo nazionale…. Intanto ricordiamoci che solo un anno fa celebravamo due “santi” Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso perché all’improvviso dopo anni di crisi avevano risolto il problema dei rifiuti. Ovviamente era quasi impossibile che si levasse, come dire, una vocine per dire “ ma aspettate un momento badate che non è proprio risolto, è più un effetto propagandistico che reale. La verità che la soluzione del problema dei rifiuti è una soluzione molto complessa che richiede un lavoro quotidiano, continuo e richiede molti soldi da investire. Intanto servono gli impianti di smaltimento. Allo stato attuale Acerra ancora non funziona e solo da qualche giorno è stato finalmente stipulato un protocollo d’intesa tra Comune, Regione e Provincia, per l’impianto di smaltimento da realizzare nel territorio di Napoli Est. I lavori cominceranno più in là, ci vorrà del tempo e a questo bisogna aggiungere che la delega per lo smaltimento dei rifiuti è stata data alle provincie e le provincie fanno pochissimo e per dire anche la verità hanno anche pochissimi strumenti a disposizione. I Comuni in tutta questa vicenda sono l’ultimo anello della catena e molto spesso sono le “vittime” del sistema. Per quanto ci riguarda noi abbiamo un’azienda, l’Asia, che naturalmente ha dei costi altissimi che per legge si caricano sulle tasche dei cittadini, non perché lo volgiamo noi, attraverso il pagamento della Tarsu, ma dal momento che la Tarsu non la pagano tutti, c’è una fortissima base di evasione, dal momento che questo vuol dire che all’Asia poi le risorse scarseggiano perché non arrivano, vuol dire creare un problema complicato di gestione. Questo è un punto molto delicato su cui occorrerebbe sul serio la presa di responsabilità da parte del governo nazionale. I Comuni devono essere aiutati, le Provincie devono essere aiutate, occorrono risorse, per una risoluzione effettivamente efficace del problema. Da soli non ce la possiamo fare soprattutto quando c’è un dislivello, uno squilibrio tra i poteri che sono attribuiti a questo settore. Quindi io temo che ci troveremo di fronte a nuove emergenze ma in questo caso la domanda la vorrei fare io. Così come si è liquidato il problema nel 2008 dicendo che la colpa era di Bassolino, ora la colpa di chi sarà di Caldoro?
Ci sono state anche molte polemiche sulla festa di Piedigrotta … lo sperpero di risorse a questo proposito e adesso non si farà più la festa …
-“La festa di Piedigrotta era completamente finanziata dalla Regione, è un’iniziativa della Regione. Il Comune ha partecipato ma ha partecipato non con risorse proprie e in maniera ridotta. La decisione di attenuare la festa è stata una decisione che la Regione ha assunto in questa legislatura, per la mancanza dei fondi necessari. Secondo me, come Assessore alla cultura e come Presidente del Forum, in genere, se si organizzano grandi eventi popolari come la festa di Piedigrotta, poi questi grandi eventi devono essere mantenuti nel tempo per fare in modo che venga capito bene anche il contenuto culturale. Altrimenti, se diventano fatti sporadici o superficiali, anche a livello turistico questi eventi non servono a nulla, sono solo uno sperpero. Comunque vanno organizzati con molto anticipo e la Regione questa volta non aveva neanche il tempo per l’organizzazione. Io penso che simili manifestazioni non possono essere finanziate con risorse pubbliche, andrebbero sbigliettate, andrebbero raccolti dei fondi liberi da parte dei cittadini, andrebbero finanziate attraverso sponsor … ma non si posso spendere 1000 euro per pagare cantanti di attrattiva internazionale quando al crisi è così evidente.
Un ultima domanda… Vassallo
-“Io ho conosciuto personalmente il Sindaco di Pollica in tanti anni anche di frequentazione di quella realtà e so che lui ha fatto molto per quella terra, era innamorato della sua terra e ha lavorato perché si realizzasse il Parco del Cilento, un’ambientalista convinto ed un Sindaco, un amministratore capace, serio, un tutore della legalità. Io adesso non conosco, come non conosce nessuno quello che è avvenuto, chi è stato, potrebbe essere stato anche un attentato diciamo di natura mafiosa, camorristica e naturalmente questo sarebbe gravissimo per il territorio. In ogni caso di lui ho un ricordo splendido e penso che sia una persona di grandissimo valore che la comunità perde”.
Sull’Unità si legge … “non c’è difesa per chi fa politica nel mezzogiorno”... parole del parlamentare europeo Andrea Cozzolino....
-“Questo è un problema che riguarda tutti i politici. Io ho avuto la scorta blindata per sette anni, ho avuto i carabinieri, ho avuto aggressioni. Non esiste la possibilità di una sicurezza totale per chi si espone, per chi cerca di fare il suo dovere. Tutti quanti noi lo sappiamo. Ognuno di noi sa che se fai bene il tuo dovere e sei una persona onesta, perbene, capace, e al servizio della comunità rischi. Rischi molto. Diciamo che noi lo mettiamo in conto. Quando cominciamo la nostra avventura questo è uno dei pericoli che corriamo. Questo naturalmente come non ha frenato Angelo Vassallo non frenerà nessuna persona perbene”.
”.
| inviato da Ploff il 9/9/2010 alle 1:38 | |
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16 maggio 2010
…… DUNQUE LA QUESTIONE MERIDIONALE ………. ( 1^ parte )
Cominciamo dal fatto che il termine “questione meridionale” fu coniato per la prima volta nel 1873 da un deputato al parlamento italiano nel momento in cui intendeva riferirsi alla disastrosa situazione economica creatasi nel meridione a seguito dell’unificazione italiana. Precedentemente all’unificazione, dal punto di vista delle finanze pubbliche, il bilancio del Regno delle Due Sicilie non si indebitò mai al livello in cui si trovava il Regno di Sardegna. La pressione fiscale era la più bassa d'Europa, a causa della polarizzazione fortissima delle ricchezze. I conti pubblici piemontesi invece erano stati gravemente inficiati dalla politica espansionistica adottata da Cavour e dagli investimenti nello sviluppo di infrastrutture primarie (ferrovie, strade, canali d'irrigazione), resi necessari dalla volontà del Regno di Sardegna di modernizzare la propria economia per inserirla nei circuiti commerciali continentali. Con la nascita dell'Italia unita l'attivo di bilancio del Regno delle Due Sicilie fu incamerato nelle casse del neonato Stato italiano. Finiscono così al Nord 443 milioni di lire d'oro, quando tutte le banche degli altri Stati preunitari detenevano un patrimonio totale di 148 milioni. L'Itali unita ebbe poi un primo vero impulso verso l'industrializzazione nell'ultimo scorcio del secolo, con il governo Giolitti, quando furono privilegiate le aree del Nord del Paese.
Concluso il Risorgimento, le classi dirigenti settentrionali si accorsero quasi subito di quanto il Paese appena riunito fosse in realtà diviso al suo interno. Gli italiani erano diversi pure nel modo di parlare: l'italiano era una lingua letteraria, usata solo da una ristretta minoranza della popolazione e, comunque, in ambiti molto limitati (atti pubblici, insegnamento, giornalismo e simili).
Di fronte a queste differenze, all'ostilità manifestata da importanti forze interne quali i cattolici e alle difficoltà nei rapporti con i paesi confinanti - con l'Austria soprattutto, ma anche con la Francia - il nuovo Stato reagì adottando un modello amministrativo di tipo dirigista e autoritario, in cui le autonomie locali venivano sottoposte al rigido controllo del governo centrale.
Il programma del ministero Cavour per la verità era impostato in maniera diversa. Nel marzo1861 il ministro dell'Interno, Marco Minghetti infatti presentò un progetto di legge che prevedeva un notevole decentramento amministrativo. Di fatto però il progetto Minghetti non superò l'esame delle commissioni parlamentari e venne ritirato "temporaneamente" dal Consiglio dei ministri il 9 maggio successivo. In realtà, le istanze dei Federalisti - che volevano un maggiore rispetto per le specificità locali - vennero completamente abbandonate e l'applicazione delle leggi del Regno di Sardegna venne estesa al resto d'Italia provocando il collasso del sistema economico meridionale e una crisi senza precedenti nel secolo che sfocerà nel corso forzoso della lira (1866). Il 6 giugno morì Cavour. A ottobre il nuovo presidente del consiglio Bettino Ricasoli infatti estese a tutta Italia l'ordinamento locale piemontese, stabilito con il decreto legge Rattazzi del 1859. La legge Cavour del 1853 sull'amministrazione del Regno di Sardegna (Legge 23 marzo 1853 n. 1483) viene applicata al neonato Regno d'Italia, cancellando le organizzazioni amministrative, anche gloriose, degli Stati preunitari e si realizza un modello organizzativo della pubblica amministrazione di progressiva "piemontesizzazione" del Paese. Vittorio Bachelet parlerà di "un certo atteggiamento colonizzatore assunto dall'amministrazione unitaria in alcune regioni".
Queste le premesse
Ma oltre questo aspetto propriamente storico e culturale vi sono altri dati molto più significativi da prendere in considerazione se si vuole esaminare il fenomeno “ questione meridionale” in tutta la sua complessità e varietà.
Innanzitutto la Campania non è mai stata una terra uniforme, né demograficamente né geograficamente, sin dai suoi albori. Formata e popolata da diversi gruppi nomadi come greci, sanniti, umbri, oschi ed infine longobardi, nel corso dei secoli ha vissuto diverse dominazioni provenienti dall’Europa nord occidentale e centrale, come spagnoli, francesi e austriaci e risentendo di un territorio che ha diverse connotazioni territoriali: dalla fascia costiera marittima fino alle zone interne a ridosso delle propaggini della dorsale appenninica. Una regione multiforme e multietnica già all’interno stesso della propria configurazione spaziale e demografica. Zone a forte propulsione di sviluppo si alternano a zone meno espanse e popolate. Territorio “macchia di leopardo” - come si dice in gergo economico - sin dalla sua nascita.
“Le vicende dell’agricoltura campana, ad esempio, spezzata anch’essa fra paesaggio monoculturale e demograficamente debole delle fasce interne e la ricca produzione dell’affollata area costiera e vesuviana, testimoniano, per un verso, i limiti di crescita pressoché invalicabili dell’osso[zona appenninica n.d.r.] e le forti permanenze di quelle società rurali povere (si pensi alla stabilità del Beneventano), ma indicano al tempo stesso, le ombre che sul lungo periodo pesano sulle stesse zone costiere a forte produttività. Sebbene alleggerita dalle ondate migratorie del primo 900 e del secondo dopoguerra, gestita tradizionalmente da piccole e medie aziende coltivatrici, arricchita dalle opere di bonifica, la Campania felix registra una vistosa decadenza secolare, rispetto alle altre aree agricole centro-settentrionali (ma anche rispetto alla costa pugliese), e sembra avvitarsi in un circolo vizioso di sovrabbondanza demografica, inefficienza finanziaria e distributiva, scollamento dal sistema dell’industria di trasformazione ecc., fino al quadro odierno che è dominato da forti sostegni comunitari e che sembra reggersi, in parte almeno,su di essi. Il tragitto secolare dell’agricoltura campana non serve a colmare le originarie fratture territoriali ma neppure ad operare una selezione di aree forti.” – così Paolo Macry e Pasquale Villani che proseguono – Anche su altri piani, il caso della Campania sembra particolarmente istruttivo, laddove la prospettiva di indagine vada oltre il quadro classico di riferimento dello sviluppo socio-economico e politico otto-nocentesco. L’idea di una predisposizione della Campania vesuviana allo sviluppo industriale – fondata sulle sue tradizionali industrie manifatturieree imprenditoriali, sulla ricchezza infrastrutturale e urbana della zona, sulla florida agricoltura a forte commercializzazione – si dimostra, nei fatti, irrealistica soprattutto nel confronto con il grado di siluppo raggiunto nella prima età liberale [800 n.d.r.]da talune aree del centro-nord. Certi prerequisiti non giungeranno mai a maturazione e, piuttosto che sviluppo, il libero mercato postunitario determinerà nella Campania felix, fenomeni di stagnazione e crisi produttiva. Il contesto locale sembra segnato da caratteri e tradizioni non assimilabili ad un “modello padano”.
Facile a questo punto prevenire alle logiche e legittime conclusioni: innanzitutto bisogna immediatamente rapportare il tutto ai periodi storici di riferimento. La Campania del regno delle due Sicilie vive in un contesto storico in cui non vi sono numerose altre terre in grado di produrre prodotti agricoli e manufatti come quelli della regione in esame. La preziosità della Real fabbrica di porcellane di Capodimonte è unica nel suo genere. Bisogna guardare alla Francia per trovare un esempio pari o migliore. I prodotti agricoli della costiera vesuviana sono fortemente commercializzati in un continuo andirivieni che produce redito anche per i trasporti. I prezzi sono protetti da dazi e dogane. Il mercato interno è agevolato dalla riduzione delle tasse, l’industria è sostenuta. Un quadro molto lontano dall’odierno.
“Non è un caso che l’intervento statale in Campania – dalla legge del 1904 ai giorni nostri – solleciti o irrobustisca gli insediamenti della grande industria ma che questa, a sua volta, fallisca nel previsto ruolo di incentivare la formazione di un tessuto di imprese diffuso ed autonomo. L’illusione di coniugare pubblico e privato, e di agire dall’alto – tramite una politica di incentivi [assistenzialistica nei fatti n.d.r.] – (…) è destinata ad essere svelata nei decenni seguenti”.
La commistione tra pubblico e privato non dovrebbe mai esistere – sono categorie del Montesquieu da tenere ben distinte e separate – in realtà diventano l’obbiettivo finale dei giorni nostri. Una ferita che tende sempre ad aprirsi e mai a cicatrizzarsi.
Infine vi è il caso NAPOLI. Napoli è il capoluogo della Regione. L’Ancient Giardin d’Europe, l’antico Giardino d’Europa. Per forza di cose il centro propulsore di ogni attività, anche per la sua posizione geografica. E’ un crocevia fondamentale. Napoli per lungo tempo è stata accusata – dalle proprie Provincie – di assoggettare le politiche dei luoghi interni alle proprie necessità. Ed è così che Napoli, soprattutto dal 1992, ha visto avvicendarsi ai vertici più alti della propria amministrazione locale, uomini provenienti per lo più dai territori limitrofi che hanno finito per occuparsi delle sorti del così detto hinterland, non solo quello più prossimo, dimenticando le ragioni del capoluogo e finendo con il lasciare andare alla deriva anche quel poco di buono che ancora si salvava nella sola città di Napoli. Ora il dato positivo è che alcune Provincie della Campania si sono risollevate – almeno in parte – da un sonno secolare ma tutto ciò a discapito della città di Napoli che sta vivendo uno dei suoi momenti più critici.
“Il predominio di Napoli si va costituendo dal 1200 al 1400 e si consolida poi nel 1500. Se il territorio della città si estende a raggiera con i suoi casali, la sua influenza si proietta ben oltre il semicerchio, limite dei privilegi fiscali e di un diretto dominio, pur giungeva ad oriente fino a Torre Annunziata e comprendeva tutt’intorno una costellazione di 30-40 centri abitati di varia dimensione – scrive Pasquale Villani e prosegue – tutta una fertile area fino al Volturno a occidente e fino a Nola e al Sarno a settentrione e a oriente, che con i suoi prodotti agricoli, diventa tributaria della capitale [Napoli n.d.r.]
UN ESEMPIO PER TUTTI : LE DISCUSSIONI PARLAMENTARI SULLA "QUESTIONE MERIDIONALE" DEI PRIMI ANNI POSTUNITARI
…. Corsi e ricorsi storici …..
In seguito ad uno scandalo suscitato dalle pubblicazioni del giornale socialista "La Propaganda" e che provocarono un processo, le dimissioni dell'amministrazione comunale di Napoli e l'"Inchiesta Saredo" (furono rese pubbliche le ruberie e la connivenza con la camorra di alcuni sindaci) tornò, durante il Ministro Zanardelli, sul tappeto la questione meridionale, che fu oggetto di molti studi e discussa sia in Parlamento sia sulla stampa.
Un interessante dibattito sulla questione meridionale si era già avuta alla Camera nella prima quindicina del dicembre del 1901. Il 9 di quel mese, l'on. LUIGI LUZZATTI, svolgendo una sua mozione affermò che le sorti della Nazione erano strettamente legate a quelle del Mezzogiorno e, parlando particolarmente di Napoli, affermò che "per risorgere economicamente, quella città aveva bisogno di diventare un centro industriale".
LA CENSURA ALL'ON. FERRI
Nella tornata del 14 dicembre, l'on. ENRICO FERRI, confutando un'osservazione dell'on. COLAIANNI, disse:
"Nell'Italia settentrionale ci sono dei delitti, ci sono delle malversazioni, ci sono dei fraudolenti, ma sono malattie isolate; nell'Italia meridionale invece la malattia ha forma infettiva, epidemica. Nell'Italia settentrionale sono oasi di eccezione i centri di criminalità, nell'Italia meridionale sono oasi di eccezione, tanto più mirabili per questo, i centri di onestà".
Questa stupida e gratuita asserzione del deputato socialista suscitò rumori e risposte vivaci. Da più parti si gridò contro il Ferri, chiamandolo, insolente, cantastorie, guascone buffone; anche il presidente lo invitò a spiegare meglio le sue parole, e poiché molti reclamavano che le ritirasse, e lui faceva silenzio, il Presidente sciolse la seduta.
Nella tornata seguente FERRI chiese la parola, ma fu invitato ancora dal presidente VILLA a ritirare le espressioni offensive pronunziate contro il mezzogiorno. Egli si rifiutò una seconda volta, ma aggiungendo: "Le forche caudine sono per altri, non per noi". Allora Villa propose la censura per il deputato socialista e la Camera l'approvò subito.
Il 17 dicembre gli onorevoli PANTANO, COSTA, e GIRARDINI proposero la revoca della censura, ma la Camera la riconfermò.
FERRI, protestò in modo teppistico rompendo il vetro di una porta, sporgendo il capo dalla quale, urlò nell'aula: "Continua la camorra parlamentare !". Il gruppo socialista non volendo dispiacere a Giolitti e a Zanardelli, si affrettò a dichiarare individuale e del tutto personale la protesta e le parole offensive del compagno Ferri.
Nello stesso mese di dicembre 1901, essendo ministro delle Finanze PAOLO CARCANO, fu abolito il dazio-consumo sul pane e sulla pasta, abolizione che fu di molto sollievo per le province meridionali; poi nei mesi seguenti si deliberò l'esecuzione della direttissima Roma-Napoli (era così veloce che ci vollero per finirla 27 anni; solo nel 1927 fu terminata); fu approvato un disegno di legge, con il quale lo Stato si obbligava a contribuire totalmente alla spesa occorrente per la costruzione del grande acquedotto pugliese; fu nominata una commissione per studiare il problema di Roma e Napoli industriale.
Per Napoli, la commissione ascoltò la tesi dell'economista SAVERIO NITTI favorevole ad un polo di grandi industrie; questa idea anche se fu respinta da altri membri della commissione che erano invece favorevoli a potenziare le piccole industrie, il commercio marittimo e a puntare sullo sviluppo del turismo, non fu accettata. Le forti pressioni dei grandi gruppi del Nord non volevano né concorrenti, né (a loro discapito) la dispersione di aiuti del Governo nel Sud.
Il 28 aprile del 1902, l'on. ETTORE CICCOTTI presentò alla Camera un'interpellanza sulla Basilicata, che forse era la regione d'Italia più povera, e quindi la più bisognosa degli aiuti dello Stato.
| inviato da Ploff il 16/5/2010 alle 3:49 | |
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8 maggio 2010
GIOVANNI GIOLITTI : UNA FOTO DELL'ITALIA DI OGGI .... CON I VESTITI DI IERI ......
Giovanni Giolitti (Mondovì 1842 – Torino 1928) fu un grande statista liberale che influì notevolmente sulla vita politica italiana dagli anni immediatamente post-unitari fino agli anni dell’immediato primo dopoguerra. Deputato liberale dal 1882, dopo una brillante carriera nell’amministrazione dello Stato, si distinse nelle Commissioni finanziarie della Camera e divenne, nel 1889, Ministro del Tesoro con il Governo di Francesco Crispi. Dimessosi l’anno successivo, dopo aver riordinato le finanze dello Stato, fu Presidente del Consiglio negli anni 1892-93, intervallando i governi Crispi, e poi ancora tra il 1903 ed il 1914, ed infine negli anni 1920-21. Giolitti rappresentava gli interessi dell’ala più liberale della borghesia italiana, in contrapposizione a Crispi che invece rappresentava l’ala autoritaria e più decisamente propensa alla repressione anche violenta di ogni sciopero e di ogni moto di piazza. Per Giolitti il movimento operaio andava inglobato dentro il sistema convinto che in questo modo potesse essere meglio governato o spuntata la forza. Favorì e sviluppò un’accorta politica di concessioni e compromessi con gli organismi sindacali, che egli riconobbe sul piano istituzionale e con le aristocrazie operaie, in modo da “conciliare” il ploretariato italiano con lo Stato borghese. E’ chiaro che se la politica di Giolitti si impose in Italia nel primo quindicennio del secolo scorso fu anche perché per il padronato italiano ed in particolar modo per le forze più apertamente reazionarie di esso, che avevano trovato in Crispi la loro più coerente espressione politica, era stato impossibile domare le agitazioni che nell’ultimo decennio dell’800 avevano caratterizzato la società italiana. Il tentativo di svolta reazionaria, iniziato da Crispi, che Di Rudinì e Pelloux avevano cercato di portare a compimento con le “leggi liberticide” e con lo scioglimento d’autorità delle organizzazioni operaie, con la repressione violenta delle manifestazioni di Piazza, era fallito e pertanto si rendeva necessario, per la borghesia, cambiare strategia. Inoltre si imponeva anche la necessità, per favorire ulteriormente lo sviluppo, ancora in ritardo, dell’industria italiana, di allargare il mercato interno, per cui diventava necessario favorire una crescita dei redditi allo scopo di stimolare la domanda interna. Nel 1893 fu coinvolto nello scandalo del Banco Romano. Dovette dimettersi. Rivelò gli scandali finanziari di Crispi ma coinvolto egli stesso nel 1895 si ritirò a vita privata. Tornò nel 1901, Ministro dell’Interno nel Gabinetto liberal-democratico di Zanardelli, cui successe nel 1903, mantenendo il potere per tre successivi governi, intervallati da brevi parentesi di ritiro, fino al 1913. Giolitti si fece apertamente sostenitore del cosidetto “non intervento” dello Stato negli scioperi e nei conflitti di classe: bisognava infatti affidare alla libera dinamica dei rapporti sociali ed al libero incontro della domanda e dell’offerta sul mercato, l’andamento della società e dell’economia. Giolitti non solo legalizzò le organizzazioni sindacali, aprì ai radicali e cercò anche di accattivarsi il favore dei dirigenti socialisti mediante aiuti alle cooperative ed al varo di alcune leggi che tutelavano, sia pur parzialmente, il lavoro; allargò in parte il diritto di voto (anche alle classi meno abbienti entro certi limiti) – in questo caso però ebbe cura di garantirsi la prevalenza moderata con il famoso Patto Gentiloni - ed istituì la Cassa per l’invalidità e la vecchiaia dei lavoratori. Nel 1906 istituì il Consiglio Superiore del Lavoro e ridusse la rendita dal 5% al 3,5% favorendo lo sviluppo industriale italiano. Quindi l’età giolittiana segna una svolta assai positiva per lo sviluppo economico, politico e sociale dell’Italia. Nei governi che presiedette fino al 1914 promosse anche la nazionalizzazione delle ferrovie, ammodernando un’infrastruttura fondamentale nello sviluppo economico del paese, e la stabilizzazione monetaria attraverso un quadro normativo che favoriva le iniziative degli imprenditori, garantendo una certa pace sociale e l’accumulazione del risparmio. NON VANNO PERO’ SOTTOVALUTATI GLI ELEMENTI NEGATIVI: il sostanziale trasformismo di cui si servì nei rapporti con le forze politiche, ed il clientelismo accentuato su cui si fondava, soprattutto nel Meridione, la sua base elettorale. Non dimentichiamo, infatti, che Giolitti aveva ereditato e mantenuto la prassi politica del trasformismo, egli era riuscito a destreggiarsi disinvoltamente fra i gruppi notabili: nel Meridione i suoi prefetti miravano, anche con il sistema della corruzione, a procacciare voti per i candidati giolittiani, tant’è vero che il famoso meridionalista Gaetano Salvemini tacciò Giolitti di “Ministro della malavita”. Giolitti cercò accordi anche con l’ala cattolica: proprio in previsione del suffragio universale, egli propose ai cattolici il Patto Gentiloni con il quale i cattolici si impegnavano a votare quei candidati liberali che a loro volta si sarebbero impegnati ad opporsi ad una legislazione anticlericale. Ma proprio il suffragio universale consentì l’ingresso in Parlamento del Partito Socialista e preparò la strada all’ingresso di un altro grande partito di massa: il Partito Popolare da cui nascerà la Democrazia Cristiana. L’ingresso dei partiti di massa sancirà la fine dello Stato liberale mentre si registrava che ancora una volta il Meridione aveva perso l’appuntamento con la storia…. Rimaneva nel degrado e nel ritardo sociale ed economico sin dal 1860, sin dall’unità d’Italia, sin dalla caduta del Regno delle due Sicilie, perché la politica giolittiana continuò sostanzialmente ed essere espressione di quel blocco storico che vedeva solidali la borghesia industriale del Npord con i grandi proprietari terrieri del Sud. La vittima sacrificale di questa politica era il meridione ed il suo unico sistema industriale : le braccia per la terra, i piccoli proprietari terrieri ….
| inviato da Ploff il 8/5/2010 alle 19:40 | |
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